Chi Sono...

Mi chiamo Alessandro Belmonte e sono nato il giorno dopo la Festa dei Lavoratori nell'anno in cui un giovanissimo Beppe Bergomi (con baffone annesso) esordiva in un mondiale vincendolo. Sono orgogliosamente calabrese (di Rose, in provincia di Cosenza) anche se ormai da molto tempo vivo a Bologna. Le mie passioni sono: la politica, le nuove tecnologie e il ciclismo (da spettatore).

Cosa Faccio...

Sono un comunista a tempo indeterminato. Ho gestito per alcuni anni il sito "Il Brigante Rosso" che ora ho trasformato, per ragioni di tempo, in un Blog (spero vi piaccia). Sono iscritto al Partito dei Comunisti Italiani e coordino la Fgci (Federazione Giovanile dei Comunisti Italiani) dell'Emilia Romagna. Prima di morire mi piacerebbe potermi iscrivere ad un unico Partito Comunista.

Elogio del Porcellum!?!

Onde evitare critiche preventive premetto che non è mia intenzione difendere l’attuale legge elettorale quanto esprimere, provando ad argomentarla, la mia assoluta contrarietà alla proposta referendaria che ne chiede l’abolizione di alcune parti poiché credo che ne verrebbe fuori un sistema elettorale addirittura peggiore del Porcellum.

Le mie perplessità sono sia sul metodo che nel merito.

Nel metodo ritengo che, così come dimostrato dagli ultimi vent’anni, promuovere un referendum su questioni molto tecniche o specifiche, come è appunto la legge elettorale, rischia di determinare una disaffezione verso uno dei pochi strumenti di democrazia diretta previsti dalla nostra Costituzione. Non a caso, dopo anni di referendum falliti, si è raggiunto il quorum su questioni che riguardavano direttamente la vita delle persone in carne ed ossa.

Qualcuno potrebbe obiettare che tra i quesiti vi fosse anche quello sul legittimo impedimento ma credo non sfugga a nessuno il ruolo trainante svolto dai quesiti sull’acqua bene comune e contro il ritorno all’energia nucleare.

Ma entriamo nelle questioni di merito a partire dalle intenzioni del comitato promotore così come riportate sul loro sito internet.

1) Abolizione delle liste bloccate con conseguente ritorno alle preferenze.

Questo è sicuramente l’elemento trainante dell’intera proposta referendaria e, senza dubbio, quello che fa più presa tra le persone.

Personalmente, invece, sono assolutamente contrario alle preferenze. Ritengo che le preferenze, in una società diseguale come la nostra, piuttosto che essere un elemento di democrazia, siano uno strumento in più a favore dei potentati economici, delle politiche clientelari e degli interessi della criminalità organizzata.

A sostegno della mia tesi vi invito a raffrontare la classe dirigente eletta in Parlamento, senza le preferenze, con quella eletta in Consiglio Regionale, con le preferenze, in una regione povera e difficile quale è la mia Calabria. Vi assicuro che noterete delle differenze di qualità che, in alcuni casi, vedi il Pd, sono assolutamente evidenti.

Sia ben chiaro, non sono così stupido da ritenere che un aspetto tecnico (la legge elettorale) sia da solo in grado di risolvere una situazione legata alle condizioni materiali delle persone in carne ed ossa che non consentono loro una reale libera espressione del voto, ma è indubbio che l’assenza di preferenze aiuta i Partiti, almeno quelli che lo vogliono, a liberarsi di figure che, per usare un eufemismo, mi limiterò a definire ambigue.

2) Abolizione del premio di maggioranza.

L’intento dei referendari è quello di evitare la rincorsa al “voto utile” per aggiudicarsi il premio di maggioranza che determina la formazione di coalizioni molto eterogenee pur di ottenere un voto in più rispetto agli avversari.

In linea di principio non sono contrario ma, associata alle altre richieste e se si pensa che le prossime elezioni assumeranno molto probabilmente il carattere di una scelta definitiva sulla figura di Berlusconi, c’è il rischio concreto di una polarizzazione del voto sui due partiti maggiori.

Si potrebbe così realizzare il sogno del grande capitale italiano con la realizzazione del bipartitismo e l’espulsione dal Parlamento di qualsiasi istanza di lotta comprese quelle che rimangono nell’ambito della compatibilità di sistema.

3) Innalzamento della soglia di sbarramento dal 2 al 4 per cento.

È una proposta vergognosa frutto della logica antidemocratica che preferisce la presunta governabilità alla rappresentanza e che avrebbe appunto come unico esito quello di negare il diritto di rappresentanza a milioni di cittadini italiani.

Tale proposta viene giustificata con un principio ancora più pericoloso che, se portato all’estremo, può addirittura assumere un’accezione a-democratica, ovvero la semplificazione forzata. Del resto qual è la migliore delle semplificazioni se non la “reductio ad unum” e quindi la dittatura?

E non pensate che sia fantapolitica poiché già nel dicembre 2007, in un editoriale de “Il Corriere della Sera”, Michele Salvati auspicava l’avvento di “un equivalente democratico del benevolent dictator, che renda possibile la formazione di governi autorevoli, capaci di affrontare misure impopolari e di sostenerle nel lungo periodo”.

E quale terreno migliore per sperimentare questo meccanismo se non la prossima legislatura al cui governo spetterà il compito di risanare i conti pubblici sotto il ricatto dell’Europa di Maastricht?

4) Abolizione dell’obbligo di indicare il candidato premier.

Su questo punto sono d’accordo anche io poiché tale norma, in linea di principio, interferisce con le prerogative del Capo dello Stato e del Parlamento ma è anche vero che, nei fatti, tali prerogative sono tutt’ora garantite dalla Costituzione Italiana.

Infatti per poter passare da un sistema parlamentare, quale è il nostro, ad uno semi-presidenziale così come auspicato da tale norma è necessaria una modifica costituzionale che ad oggi non c’è.

Ma quale Parlamento sarebbe più propenso ad un’ipotesi del genere se non proprio un Parlamento uniformato, pronto alle larghe intese e alla tanto declamata responsabilità, così come quello che verrebbe fuori con la legge elettorale post-referendum?

In definitiva, siamo proprio sicuri che il Porcellum rappresenti il peggio oppure è proprio vero che al peggio non c’è mai fine?

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13 Commenti su “Elogio del Porcellum!?!”

  1. Cataldo Marino scrive:

    Caro Alessandro,sono anche io calabrese e anche io un “rosso”. A differenza di te sono però un battitore libero (non più iscritto a un partito specifico) e sono avanti negli anni (prima tessera fgci 1963).
    Ho letto il tuo articolo, molto ben scritto, e devo dire che non sono d’accordo su alcune cose. Sarò breve: 1) con le preferenze gli eletti non vengono più scelti da Berlusconi e D’alema; 2) eliminando il premio di maggioranza si crea uno spazio per la sinistra (il pd è diventata forza di centro). Referendum 3) e 4): sono d’accordo con te.
    Un caro saluto e buon lavoro
    Cataldo Marino

  2. daniele scrive:

    L’analisi su alcuni aspetti può risultare pessimistica, infatti, la preferenza diretta potrebbe favorire il ritorno tra la gente della politica e togliere di mezzo, una volta per tutte, le scelte del palazzo in completo distacco dalla volontà popolare.
    Il premio di maggioranza a mio parere ha prodotto i mostri peggiori, si pensi alle elezioni del biennio Prodi, si produsse con quel premio un vantaggio (esiguo) nei Deputati e uno svantaggio (altrettanto esiguo) nei Senatori insomma una discrasia insensata e mostruosa.
    L’innalzamento della soglia di sbarramento a mio parere è ,invece, un passaggio fondamentale, questa importanza nasce dal fatto che se si vogliono evitare i ricatti e le “fughe” dei piccoli partiti alla Camera, da un lato all’altro della sponda, è necessario che questi partiti di facile “vendita” non abbiano ingresso in Parlamento e, soprattutto, per, evitare i discorsi alla Rotondi sulle “coccole” ai Parlamentari dove coccola vuol dire acquisto in denaro.

  3. Il Brigante Rosso scrive:

    Ma guardate che anche con questa legge gli eletti sono sempre gli elettori e sceglierli e votarli. Se ad uno non piace il capolista oppure i probabili eletti della lista bloccata può tranquillamente votare un altro partito.

  4. Cataldo Marino scrive:

    Ma dai. Allora che brigante sei? Voti una lista con tanti nomi, voti la lista e basta. E dentro ci trovi Nicole Minetti o l’autista di D’Alema.
    Facciamoci furbi: niente premio di maggioranza e niente liste di… clienti!
    Ma tu sei della Fds o stai col Pd, che fagocita tutta la Sinistra?

  5. Il Brigante Rosso scrive:

    Io sono iscritto al Partito dei Comunisti Italiani quindi sono anche nella FdS. Ma quando vai a votare li conosci oppure no i nomi dei candidati (quindi anche di Nicole Minetti o dell’autista di D’alema)? Cosa cambia tra la lista bloccata ed il collegio uninominale? Non sono sempre i partiti a decidere i candidati e poi gli elettori a decidere se votarli oppure no?

  6. Adelio scrive:

    Niente da dire sulla preferenza. Anch’io mi ricordo il mercanteggiare delle “preferenze” ai tempi della legge elettorale che le prevedeva. E il Mattarellum, che qualcuno vuole resuscitare, era, da questo punto di vista, la peggior legge elettorale di questo paese. Le candidature venivano normamente scelte dai partiti maggiori in collegi uninominali che, per come erano costruiti, spesso costringevano i partiti minori ad eleggere candidati comuni alle coalizioni semplicemente impresentabili ( almeno nella mia zona della Lombardia). Sul resto sono d’accordo per l’abolizione del premio di maggioranza e dell’obbligo di indicare il candidato Presidente del Consiglio. Sulla soglia di sbarramento, purchè non eccessiva, sono indifferente. Spetta al nostro lavoro meritarci il posto in parlamento.

  7. Claudio Guardo scrive:

    Soglie di sbarramento e premi di maggioranza contraddicono le intenzioni dei Padri Costituenti (tra cui erano Togliatti, Terracini ecc.). L’abolizione delle preferenze significa buttare l’acqua sporca con tutto il bambino. La legge elettorale non può essere oggetto di referendum per motivi di opportunità (le questioni in gioco sono troppo tecniche e troppo complesse). Per ri-creare un parlamento pluralista (cosa che però non interessa quasi a nessuno…)sarebbe bene tornare a un “Mattarellum” con le opportune correzioni per quanto riguarda la scela delle candidature. Ora che l’ho detto, apriti cielo…

  8. Roberto Villani scrive:

    1)sulle preferenze sono in parte d’accordo con te, a patto che le liste siano scelte in modo democratico e partecipato, perchè di ritrovarmi opportunisti, volponi della politica, poltronai e soliti noti in lista mi sono rottole scatole. Basterebbe inserire un criterio di vera rotazione delle cariche e stabilire che si propone in lista chi sta realmente nelle lotte: operai, RSU, rappresentanti dei movimenti, compagni storici coerenti e mai appartenuti alla burocrazia di partito…
    2) sul secondo punto non si discute: qualsiasi comunista sa che il premio di maggioranza è una misura tesa ad emarginare la sinistra di classe e va abolito. Io sono per il proporzionale puro.

    Sui punti 3 e 4 ti do ragione piena. Il passaggio dello sbarramento dal 2 al 4 % è una porcata anticomunista e filoborghese. E l’indicazione del premier e la personalizzazione della politica, tanto care ai politici borghesi, i comunisti devono combatterla senza cedimento alcuno.
    Anche noi abbiamo avuto i nostri leader, ma a guidare il loro operato era il partito, i compagni che ne facevano parte, i principi fondamentali e le necessità della classe lavoratrice. Il leader che si inventa individualisticamente una linea da seguire è un concetto che tra i comunisti non esiste. Lasciamolo ai vendoliani…

  9. vito nicola volpe scrive:

    Di tutta questa discussione, ciò che mi risulta chiaro è che, per una questione tecnica come la legge elettorale, il referendum non è uno strumento che aiuta a capire e a ragionare sulle implicazioni reali. Le osservazioni del compagno Brigante sono sensate, ma lo sono amche quelle degli altri compagni: insomma, non ho le idee chiare. Tuttavia, poiché sono un proporzionalista convinto, ritengo che la soglia di sbarramento al 4% sia troppo onerosa e sembra fatta apposta per escludere la sinistra di classe. Quanto alle liste con preferenza o meno, davvero, credetemi, mi sembra davvero una questione indecidibile: nel senso che i livelli di affarismo e decadimento del ceto politico è tale che sia con le liste blioccate sia con la preferernza è difficile pensare che possa farsi avanti una rappresentanza reale degli interessi dei lavoratori. Altro discorso è per le formazioni borghesi. Io penso che dirimente sarà il programma, sul quale sarà bene fare delle primarie (non sul candidato, appunto sul programma)per vincolare poi il futuro primo ministro a rispondere di ciò che è stato deciso. Comunque, dico al compagno Belmonte che ha fatto benissimo ad avvaire questa discussione e mi auguro ci siano altri contributi che ci aiutino a capire meg lio.

  10. Antonello Barmina scrive:

    Io credo che la questione delle liste bloccate sia un falso problema. Sappiamo bene che le campagne elettorali sono costose. Per cui in linea di massima accade che solo i notabili locali riescono a venir eletti negli organi rappresentativi.
    In fondo la composizione sociale del parlamento è sempre sostanzialmente immutata, a prescindere dal porcellum.

  11. fabiano scrive:

    Nonostante Vendola se ne sia uscito con l’adesione alla raccolta di firme sul referendum Parisi-Veltroni, i relativi commenti a questa sua posizione (non sembra sia derivata da alcuna discussione entro gli organismi nazionali) sul sito ufficiale di SEL sono quasi tutti fortemente critici.
    La gran parte dei compagni di base sono a favore di un sistema proporzionale, con eventuale sbarramento da definire. E’peraltro anche la proposta di D’Alema, anche se questo non è un gran viatico. D’altro canto, come noto entro il PD esistono almeno 4 posizioni distinte.
    Personalmente, dopo aver provato i guasti del maggioritario ed il fiorire di partiti-del-leader, mi piacerebbe tornassimo ad un sistema proporzionale. E se questo volesse dire introdurre uno sbarramento, non credo sarebbe negativo neanche per i comunisti, che così potrebbero finalmente (ri)fare un unico partito a sinistra.

  12. Claudio Guardo scrive:

    Ma quelli di SEL si chiamano ancora compagni? No, dico, tanto per capire….

  13. fabiano scrive:

    Positivo.
    Compagni è usato sia per indicare militanti di SEL che della FdS (e oltre) a sinistra; non è usato per militanti del PD.

    Saluti, un po’ comunisti un po’ no….

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