Il Brigante Rosso Il Blog di un Comunista Sun, 13 Nov 2011 18:58:56 +0000 en hourly 1 http://wordpress.org/?v=3.2.1 Gioie sinistre 2 – la vendetta /2011/11/13/gioie-sinistre-2-la-vendetta/ /2011/11/13/gioie-sinistre-2-la-vendetta/#comments Sun, 13 Nov 2011 18:58:56 +0000 admin /?p=386

Torno sul blog dopo aver provato a fare un po’ d’ordine nella mia vita e mi ritrovo a scrivere un post che potrebbe avere lo stesso titolo di quello precedente risalente ormai al luglio scorso.

Infatti, qualora fosse necessaria l’ennesima dimostrazione, il quasi ventennio berlusconiano (sperando che le dimissioni di ieri abbiano realmente segnato la parola fine) ha avuto un effetto lobotomizzante soprattutto per il cosiddetto popolo della sinistra.

Non si spiega altrimenti come sia possibile festeggiare per l’arrivo di un governo tecnico che, sin dalle premesse, si presenta come il garante delle politiche di macelleria sociale che due organismi non elettivi, quali la Banca Centrale Europea ed il Fondo Monetario Internazionale, hanno sostanzialmente imposto ad uno Stato sovrano qual è, o forse sarebbe meglio dire era, l’Italia.

Se il quadro delle misure economiche che il governo Monti adotterà è abbastanza chiaro più complessi sono gli sviluppi politici e, su questo fronte, molto dipenderà dalla battaglia interna che si sta consumando all’interno del Popolo delle Libertà.

Infatti, se il Pdl dovesse decidere di liberarsi definitivamente di Berlusconi, ciò potrebbe significare da un lato la fine dell’alleanza Pdl-Lega e dall’altro la creazione di una nuova coalizione di centro-destra che potrebbe trovare non solo il consenso ma anche il supporto del Partito Democratico nell’ottica di dar vita, anche attraverso l’adozione di una legge elettorale ultra-maggioritaria, ad un bipolarismo ad excludendum in modo tale da soddisfare le esigenze dei poteri forti nazionali ed internazionali.

Sarebbe il trionfo dei liberali in salsa italiana acclamati da quel popolo della sinistra che un tempo rappresentava la cosiddetta anomalia italiana e che oggi esulta accecato dall’antiberlusconismo.

Tolto Berlusconi quando tempo dovremo ancora aspettare per liberarci dell’antiberlusconismo?

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Gioie sinistre /2011/07/09/gioie-sinistre/ /2011/07/09/gioie-sinistre/#comments Sat, 09 Jul 2011 09:28:12 +0000 admin /?p=379

Se c’è qualcosa che di sicuro non mi mancherà dell’Italia post-Berlusconi non sarà tanto Berlusconi stesso quanto l’antiberlusconismo. Personalmente infatti sono sempre più convinto che l’antiberlusconismo negli anni abbia fatto più male alla sinistra che a Berlusconi. Esso è stato in grado di offuscare le menti del popolo della sinistra riuscendo a sostituire il senso critico con la tifoseria da stadio.

Un ulteriore esempio, qualora ve ne fosse bisogno, ci viene da due notizie di oggi.

La prima riguarda appunto il nostro premier il quale, come stabilito dai giudici della Corte d’Appello di Milano, dovrà risarcire Carlo De Benedetti con la cifra di oltre 540 milioni di euro per l’ormai famosa vicenda del Lodo Mondadori.

La seconda riguarda invece i lavoratori italiani i quali, grazie ad una norma inserita nell’ultima legge finanziaria, saranno costretti a versare un contributo unificato per le cause di lavoro, eliminando così la loro gratuità.

Secondo voi quale notizia avrà avuto più risalto oggi nei giornali a partire da quelli di “sinistra”?

Ed inoltre il popolo della sinistra antiberlusconiana starà festeggiando il passaggio di 540 milioni di euro da un gruppo di potere ad un altro oppure si starà attrezzando per difendere il sacrosanto diritto dei lavoratori alla tutela gratuita in caso di controversia con l’azienda?

Io purtroppo temo di sapere la risposta.

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Elogio del Porcellum!?! /2011/07/03/elogio-del-porcellum/ /2011/07/03/elogio-del-porcellum/#comments Sun, 03 Jul 2011 15:46:59 +0000 admin /?p=368

Onde evitare critiche preventive premetto che non è mia intenzione difendere l’attuale legge elettorale quanto esprimere, provando ad argomentarla, la mia assoluta contrarietà alla proposta referendaria che ne chiede l’abolizione di alcune parti poiché credo che ne verrebbe fuori un sistema elettorale addirittura peggiore del Porcellum.

Le mie perplessità sono sia sul metodo che nel merito.

Nel metodo ritengo che, così come dimostrato dagli ultimi vent’anni, promuovere un referendum su questioni molto tecniche o specifiche, come è appunto la legge elettorale, rischia di determinare una disaffezione verso uno dei pochi strumenti di democrazia diretta previsti dalla nostra Costituzione. Non a caso, dopo anni di referendum falliti, si è raggiunto il quorum su questioni che riguardavano direttamente la vita delle persone in carne ed ossa.

Qualcuno potrebbe obiettare che tra i quesiti vi fosse anche quello sul legittimo impedimento ma credo non sfugga a nessuno il ruolo trainante svolto dai quesiti sull’acqua bene comune e contro il ritorno all’energia nucleare.

Ma entriamo nelle questioni di merito a partire dalle intenzioni del comitato promotore così come riportate sul loro sito internet.

1) Abolizione delle liste bloccate con conseguente ritorno alle preferenze.

Questo è sicuramente l’elemento trainante dell’intera proposta referendaria e, senza dubbio, quello che fa più presa tra le persone.

Personalmente, invece, sono assolutamente contrario alle preferenze. Ritengo che le preferenze, in una società diseguale come la nostra, piuttosto che essere un elemento di democrazia, siano uno strumento in più a favore dei potentati economici, delle politiche clientelari e degli interessi della criminalità organizzata.

A sostegno della mia tesi vi invito a raffrontare la classe dirigente eletta in Parlamento, senza le preferenze, con quella eletta in Consiglio Regionale, con le preferenze, in una regione povera e difficile quale è la mia Calabria. Vi assicuro che noterete delle differenze di qualità che, in alcuni casi, vedi il Pd, sono assolutamente evidenti.

Sia ben chiaro, non sono così stupido da ritenere che un aspetto tecnico (la legge elettorale) sia da solo in grado di risolvere una situazione legata alle condizioni materiali delle persone in carne ed ossa che non consentono loro una reale libera espressione del voto, ma è indubbio che l’assenza di preferenze aiuta i Partiti, almeno quelli che lo vogliono, a liberarsi di figure che, per usare un eufemismo, mi limiterò a definire ambigue.

2) Abolizione del premio di maggioranza.

L’intento dei referendari è quello di evitare la rincorsa al “voto utile” per aggiudicarsi il premio di maggioranza che determina la formazione di coalizioni molto eterogenee pur di ottenere un voto in più rispetto agli avversari.

In linea di principio non sono contrario ma, associata alle altre richieste e se si pensa che le prossime elezioni assumeranno molto probabilmente il carattere di una scelta definitiva sulla figura di Berlusconi, c’è il rischio concreto di una polarizzazione del voto sui due partiti maggiori.

Si potrebbe così realizzare il sogno del grande capitale italiano con la realizzazione del bipartitismo e l’espulsione dal Parlamento di qualsiasi istanza di lotta comprese quelle che rimangono nell’ambito della compatibilità di sistema.

3) Innalzamento della soglia di sbarramento dal 2 al 4 per cento.

È una proposta vergognosa frutto della logica antidemocratica che preferisce la presunta governabilità alla rappresentanza e che avrebbe appunto come unico esito quello di negare il diritto di rappresentanza a milioni di cittadini italiani.

Tale proposta viene giustificata con un principio ancora più pericoloso che, se portato all’estremo, può addirittura assumere un’accezione a-democratica, ovvero la semplificazione forzata. Del resto qual è la migliore delle semplificazioni se non la “reductio ad unum” e quindi la dittatura?

E non pensate che sia fantapolitica poiché già nel dicembre 2007, in un editoriale de “Il Corriere della Sera”, Michele Salvati auspicava l’avvento di “un equivalente democratico del benevolent dictator, che renda possibile la formazione di governi autorevoli, capaci di affrontare misure impopolari e di sostenerle nel lungo periodo”.

E quale terreno migliore per sperimentare questo meccanismo se non la prossima legislatura al cui governo spetterà il compito di risanare i conti pubblici sotto il ricatto dell’Europa di Maastricht?

4) Abolizione dell’obbligo di indicare il candidato premier.

Su questo punto sono d’accordo anche io poiché tale norma, in linea di principio, interferisce con le prerogative del Capo dello Stato e del Parlamento ma è anche vero che, nei fatti, tali prerogative sono tutt’ora garantite dalla Costituzione Italiana.

Infatti per poter passare da un sistema parlamentare, quale è il nostro, ad uno semi-presidenziale così come auspicato da tale norma è necessaria una modifica costituzionale che ad oggi non c’è.

Ma quale Parlamento sarebbe più propenso ad un’ipotesi del genere se non proprio un Parlamento uniformato, pronto alle larghe intese e alla tanto declamata responsabilità, così come quello che verrebbe fuori con la legge elettorale post-referendum?

In definitiva, siamo proprio sicuri che il Porcellum rappresenti il peggio oppure è proprio vero che al peggio non c’è mai fine?

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Chi è l’onorevole Paolini? /2011/06/30/chi-e-lonorevole-paolini/ /2011/06/30/chi-e-lonorevole-paolini/#comments Thu, 30 Jun 2011 10:22:33 +0000 admin /?p=363

A chi tra noi non è mai capitato di vedere le incursioni televisive di Gabriele Paolini durante le esterne dei telegiornali o più semplicemente le folle che si accalcano dietro una telecamera durante un servizio televisivo con il coglione di turno che avvisa col telefonino l’amico a casa e per farsi riconoscere saluta con la mano?

Ebbene sì, non l’avrei mai pensato, ma nel nostro Parlamento succede anche questo!

Ieri, durante il Question Time, uno sconosciuto parlamentare, preso dall’eccitazione per l’apparizione televisiva, mentre il suo collega di partito illustrava una interrogazione parlamentare sulla pericolosità dei giocattoli contraffatti, dopo aver parlato furtivamente al telefono, improvvisamente si lancia nel più classico dei saluti a casa.

Ecco qui il primo saluto con la mano destra.

E subito dopo forse perché non riconosciuto dall’amico o semplicemente per il rispetto della par condicio un secondo saluto con la mano sinistra.

Ma chi è il nostro eroe? aiutateci a riconoscerlo.

Di lui sappiamo che è giovane, bello (?), appartiene al gruppo parlamentare del Pdl ed infine disponiamo di quest’ultima foto in cui si vede meglio il suo viso.

Riusciremo a scoprire la sua identità o rimarrà per sempre sconosciuto o, ancora peggio, parlamentare?

P.S. condividete la notizia su Facebook, segnalate la foto alle questure, fate tutto ciò che ritenete opportuno affinché questo mistero non rimanga irrisolto.

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Partito ed eletti /2011/06/22/partito-ed-eletti/ /2011/06/22/partito-ed-eletti/#comments Wed, 22 Jun 2011 10:29:21 +0000 admin /?p=354

Tempo fa vi avevo già raccontato la vicenda del consigliere regionale calabrese, Ferdinando Aiello, passato, dopo pochi mesi dalla sua elezione con la FdS, in SeL. Oggi mi tocca mio malgrado parlare del suo collega Antonino De Gaetano anch’esso uscito dalla FdS, attualmente in pausa di riflessione, per approdare da qui a poco, secondo i ben informati, nel Partito Democratico.

Badate bene, non è mia intenzione mettere in discussione la natura delle loro scelte. Credo alle loro parole quando, per giustificare il cambio di casacca, evidenziano le ragioni politiche per le quali è maturata la loro decisione. Penso inoltre che, essendoci il divieto di mandato imperativo, hanno pieno diritto a continuare a svolgere la loro funzione di consiglieri regionali così come deciso dagli elettori calabresi.

Ma la loro vicenda, in modo particolare quella di De Gaetano, non solo rimanda alla tanto menzionata etica politica ma è anche e soprattutto utile per provare ad affrontare un ragionamento sul rapporto tra gli eletti ed il Partito.

Personalmente ritengo che un elemento fondamentale ed irrinunciabile per un Partito Comunista sia la supremazia e l’autonomia dei gruppi dirigenti del Partito rispetto ai compagni che hanno l’onore e l’onere di rappresentare il Partito all’interno delle istituzioni.

Purtroppo, raramente, anzi quasi mai, ciò avviene, a maggior ragione nell’attuale situazione di ristrettezza economica che concede agli eletti, i quali muovono i cordoni della cassa, un eccessivo potere.

Ciò fa sì che, spesso e volentieri, i gruppi dirigenti coincidano con i gruppi istituzionali o ne siano diretta emanazione. Per cui non solo il Partito si riduce in un semplice comitato elettorale ma viene a mancare anche quel fondamentale rapporto tra il ruolo del Partito nella società e quello degli eletti nelle istituzioni, trasformando la nostra presenza nelle istituzioni non più in cassa di risonanza per le lotte ma in un inutile esercizio di testimonianza o, ancora peggio, in semplice auto-riproduzione dei gruppi dirigenti/istituzionali.

Risultato? i comunisti saranno percepiti dalle masse popolari come uguali a tutti gli altri ed avranno gioco facile i qualunquismi di ogni risma.

Per cui, uno dei primi compiti del Partito Comunista che ci apprestiamo a ricostruire sarà proprio quello di trovare i modi per porre rimedio a queste situazioni.

Altrimenti piccoli De Gaetano continueranno a crescere al Sud come al Nord che è tutt’altro che immune da certe pratiche.

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